Storie di una narratrice in viaggio

L'arte di sognare le storie

06.08.21 09:46 PM Comment(s) By e.montedoro

Che attingano al repertorio popolare o a quello della storia sacra, le opere di Marc Chagall vivono di un’atmosfera sospesa, spesso infrangendo le regole della gravità.

Figlio di una famiglia ebraica della Russia Bianca, l’artista si trasferì a Parigi portando con sé un bagaglio di fantasie popolate di personaggi e animali. Questo mondo immaginario trovò corrispondenza negli scritti di Jean de La Fontaine, quando Ambroise Vollard gli propose di lavorare all’edizione illustrata delle Favole. Era il 1926.

Il mercante d’arte lo coinvolse di nuovo nel 1930, commissionandogli un ciclo di tavole sull’Antico Testamento. Dopo un viaggio in Palestina, Chagall si cimentò così in una lettura personalissima del racconto biblico, che lo aveva affascinato sin dall’infanzia. Anni dopo avrebbe dichiarato: «non vedevo la Bibbia ma la sognavo».

Risale invece al 1950 la pubblicazione, sulla celebre rivista Verve, di 26 tavole ispirate al Deacameron. Questa volta fu l’editore Tériade che spinse l’artista a confrontarsi con i temi delle novelle di Boccaccio, illustrate con la tecnica suggestiva del lavis a inchiostro di china.

Alla produzione grafica dell’artista bielorusso è dedicata la mostra “Chagall. Le fiabe e altri sogni” allestita a Palazzo Verbania (Luino, 17 luglio - 5 settembre 2021), a cura di Chiara Gatti e Oreste Bellinzona in collaborazione con la Kasa dei Libri (Milano). Tra le opere figurano anche le litografie originali per la rivista d’arte Derrière le miroir, pubblicata dalla galleria parigina Maeght, e i disegni prodotti per l’autobiografia Ma vie (1931).


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